Preparatevi al meglio. Villacidro è una bella cittadina del sud-ovest della Sardegna. Dista 50 chilometri da Cagliari e confina con i paesi di Villasor, Vallermosa, Iglesias, Domusnovas, Gonnosfanàdiga, San Gavino, Sanluri e Serramanna. È raggiungibile da Cagliari con la statale 130 fino a Decimomannu (senza entrarci) e poi a destra (bivio per Villasor) nella 196 fino a destinazione, passando dentro Villasor e seguendo l’indicazione per Villacidro. Se venite da Porto Torres prendete la statale 131 per Cagliari / Sassari (cui si ricongiunge la 127bis da Alghero), quindi imboccate l’uscita per Sardara e la provinciale verso S. Gavino. Da Golfo Aranci - Olbia prendete la 199 poi proseguite per la 131 Mores fino a Sardara e S. Gavino.
Villacidro
è all’interno di una zona metallifera ampiamente sfruttata
dall’uomo sin dall’antichità. Grazie ai suoi 267
metri sul livello del mare i punti panoramici non mancano di certo:
la pineta del Carmine e piazza Seddanus sono due begli esempi. È
rinomata per la produzione di agrumi, olio d’oliva, ciliegie e
pesche, insomma i prodotti principali dell’economia agricola del
paese. Dall’acquavite artigianale si ricava il caratteristico
e apprezzato liquore giallo Villacidro Murgia, ma la più grande
ricchezza di Villacidro sono le bellezze ambientali mozzafiato fra paesaggi
dolomitici, acque perenni e distese di foreste incontaminate. Il territorio
è all’interno del complesso montuoso del Linas, di grande
interesse geologico, faunistico, floreale e storico-minerario. Numerosi
canaloni sono percorsi da torrenti che danno vita a cascate spettacolari.
Poi ci sono i parchi, che offrono infinite possibilità di itinerari
a piedi, a cavallo o in mountain bike. Villacidro è anche scenario
di leggende e racconti fantastici. Chiedete in giro e vi diranno che
is cogas (le streghe) hanno la coda e la tengono nascosta. Pare che
San Sisinnio le abbia eliminate, ma non credeteci troppo. Sono esseri
malefici col potere di trasformarsi in animali e perfino in oggetti,
assumono le sembianze di donne brutte coperte di stracci e con le unghie
lunghe, indossano gonne fino ai piedi e succhiano il sangue ai bambini.
Per entrare nelle case si tramutano in mosche ma anche in gatti, passeggiando
sui tetti la sera in cerca di una finestra aperta. I racconti sulle
streghe erano quelli preferiti dalle nonne per ammansire i bimbi più
vivaci e trattenerli durante le lunghe serate estive o i dopocena invernali
davanti al focolare. Grazie ai contus de forredda (racconti di focolare)
le coghe sopravvivono ancora per fare malefìci, spaventare i
piccoli e incutere paura ai grandi soprattutto quando accade un fatto
inspiegabile.
Numerosi
insediamenti nuragici dimostrano che le presenze umane in quest’area
si perdono nella notte dei tempi, fino alla preistoria. I Romani abitavano
questa zona già a partire dal primo secolo dell’impero:
fra le più importanti testimonianze ci sono i resti delle terme
di Bangiu, le ville rustiche di Seddanus e Nuraxi e i ventisei sepolcri
rinvenuti per caso nella piazza del Municipio. Molti reperti sono esposti
nel Museo civico archeologico “Villa Leni”. In epoca medievale
il paese faceva parte del Giudicato di Cagliari e della “Curatoria
di Gippi” o “Parte Ippi”. Dalla dominazione pisana
passa a quella aragonese e poi spagnola: in questo periodo (prima metà
del Seicento) il marchese Brondo acquista il feudo dalla Corona e si
insedia nell’edificio cui dà il proprio nome, futuro palazzo
vescovile. Nella seconda metà del XVIII secolo i resti sono acquistati
dalla Diocesi di Ales e il palazzo ricostruito per interessamento di
monsignor Giuseppe Maria Pilo, che sceglie come residenza Villacidro
per la salubrità dell’aria e per proteggersi dalla malaria
che imperversava nella zona di Ales, sede ufficiale della Diocesi. L’assetto
urbano del centro ha origini lontane. In un documento del 1400 si parla
di un gruppo di famiglie che abitavano la parte più antica del
paese, il rione Castangias. Nel periodo spagnolo e in quello sabaudo
la cittadina conosce un notevole sviluppo, culminante nel 1807 con l’elezione
a capoluogo di provincia. Il nucleo urbano originario nasce lungo il
Rio Fluminera, attorno alle quattro chiese allora presenti e secondo
uno schema architettonico tipico dell’epoca. Sono tuttora ben
visibili le articolazioni in più rioni che dalla centrale piazza
Santa Barbara si diramano in diverse direzioni: il rione Seddanus a
nord, il rione Sant’Antonio (la parte bassa del paese), il rione
Castangias a ovest, il rione Lacuneddas a sud e il rione Frontera ‘e
Sa Mitza al centro. Piazza Frontera è sovrastata da una specie
di contrafforte del monte Cuccureddu, splendido belvedere sotto cui
si estende gran parte del paese. Questa piazza era il salotto di Villacidro:
vi si accede attraverso una larga scalinata e al centro c’è
il Municipio, costruito nel 1874 nell’area prima occupata dai
frati Mercedari. Il XVIII secolo ha dato i natali a molti personaggi
illustri come l’avvocato Francesco Fulgheri, il senatore Antioco
Loru e il professor Giuseppe Todde. Settecento e Ottocento sono epoche
di grande crescita e mutamento per Villacidro, quando nella zona di
Narti nasce il primo vero esempio di attività industriale con
la fonderia Mandel, destinata alla lavorazione dei metalli estratti
in tutto il bacino minerario dell’Iglesiente e del Guspinese-Arburese.
Legato da sempre all’agricoltura e alla pastorizia, negli anni
Sessanta del secolo scorso il paese provò a vivere un’avventura
industriale che portò anche un certo benessere, rivelatosi però
effimero. Oggi gli spazi lasciati liberi da quell’illusione fugace
sono occupati dall’attività quasi frenetica di oltre centoventi
piccole e medie imprese, molte delle quali a vocazione agroalimentare,
all’interno di un Consorzio industriale cui aderiscono anche numerosi
paesi del circondario.
Nel
fantastico scenario del massiccio del Linas, Villacidro offre interessanti
e suggestivi spettacoli naturalistico-ambientali: distese di graniti
rosati e una vegetazione costituita da timo, elicriso e lavanda profuma
intensamente le cime del territorio (P.ta Acqua Zinnigas 1136 m; P.ta
S. Miali 1062 m; monte Magusu 1023 m; P.ta Acqua Piccinna 1010 m). Nelle
vallate umide e fresche e lungo i corsi d’acqua ambientazioni
fiabesche vi accompagnano fra paesaggi suggestivi, gole e vallate dove
i canaloni percorsi dai torrenti formano diversi gruppi di cascate come
quella di Piscina Irgas. Il rio di Muru Mannu dà vita all’omonima
cascata, la più alta della Sardegna con 72 metri di salto. La
gola a sud-est di P.ta Stellaias è percorsa dal Rio Linas, che
dà origine alla cascata omonima alta circa 60 metri (nel territorio
di Gonnosfanàdiga). Un quarto gruppo di cascate è formato
dal Rio Coxinas. Sotto le punte di S. Miali e M. Margiani è il
gruppo della cascata Sa Spendula, i cui numerosi corsi d’acqua
danno vita a cascatine inferiori che regalano spettacoli non meno emozionanti.
L’area è ricoperta da un immenso patrimonio di foreste
di leccio in passato legate all’attività di carbonai, taglialegna
e allevatori. È facile imbattersi nelle piazzole un tempo allestite
a carbonaie, oggi in parte sfruttate per l’organizzazione di aree
attrezzate messe a disposizione degli escursionisti. Grandiosi esemplari
di agrifoglio approfittano dell’ombra e dell’umido al riparo
delle immense pareti che circondano le cascate, i cui rivoli si uniscono
in modo spettacolare sotto la punta Picciuccù. Il territorio
di Villacidro ha particolare importanza anche sotto il profilo botanico:
fra le 45 specie endemiche individuate nel massiccio del Linas, abbarbicato
ai più impervi crepacci rocciosi vegeta l’Helicrysum montelinasanum,
pianta unica al mondo. Oltre agli endemismi si possono ammirare veri
e propri monumenti verdi: il millenario lentischio di Leni, il corbezzolo
di 750 anni di Nuraxi e la gigantesca fillirea - vicino alla caserma
forestale di Monti Mannu - ci offrono lo show di questi ultimi testimoni
del tempo. Anche senza allontanarvi troppo dall’abitato potete
godere di panorami emozionanti: dalla terrazza del monte Cuccureddu,
da cui si gode una vista su tutto il Campidano, partono sentieri verso
scenari sempre nuovi tra gole, ruscelli e cascatelle. Con un po’
di fortuna e pazienza, magari armati di macchina fotografica, è
possibile fare incontri con bellissimi esemplari delle rare specie animali
(il muflone, il cervo, la volpe, il gatto selvatico) che abitano queste
foreste, e perfino ammirare il volo maestoso dell’aquila reale
inquilina delle irraggiungibili guglie granitiche. Lungo i numerosi
percorsi escursionistici sono rimaste molte tracce dell’epoca
mineraria. Gli uffici della caserma di Monti Mannu, per esempio, sono
costituiti dalle stesse strutture che ospitavano le vecchie società
della miniera di Canale Serci. Teatro di un’intensa attività
estrattiva fino a metà del Novecento, Villacidro rientra nel
progetto del Parco Geominerario della Sardegna. Riconosciuto dall’Unesco
“primo parco della rete mondiale dei geositi/geoparchi”,
ha come finalità la valorizzazione e la conservazione del patrimonio
tecnico-scientifico, storicoculturale e ambientale delle risorse geologiche
e minerarie per lo sviluppo economico e sociale dei territori interessati.
La dichiarazione ufficiale di riconoscimento è stata sottoscritta
a Parigi il 30 luglio 1998 ed è stata formalizzata a Cagliari
il 30 settembre 1998, alla presenza delle massime autorità dell’Unesco
e del Governo italiano (vedi Arbus e Guspini).
La base del sistema produttivo di Villacidro è principalmente agricola, anche se attività artigianali e industriali si stanno sviluppando in modo considerevole. Più di un terzo delle famiglie villacidresi è direttamente coinvolto nella gestione delle oltre 1.300 aziende agricole locali. I prodotti principali sono cereali, frumento, coltivazioni ortive e foraggere, ulivi, ciliegie, agrumi e pesche. L’allevamento prevalente è quello ovino e caprino. Dal 1968 si è sviluppata un’ampia zona industriale in cui vengono realizzati prodotti di varia natura, dal settore alimentare a quello artigianale: lavorazione del legno, del vetro, della ceramica, produzione di articoli tessili e altro ancora. Le principali imprese per numero di dipendenti sono la Keller Elettromeccanica e il Gruppo Alimentare Isa. Esistono anche altre attività - nel commercio, nel settore edilizio e nella ristorazione - che pur non avendo una grande importanza in ambito regionale sono fondamentali per gli equilibri economici locali.
Arrivando
da Vallermosa, prima di entrare nel centro abitato (dopo aver superato
il cavalcavia sulla statale 196 con l’indicazione “Villacidro”),
sulla destra troviamo una piccola chiesa di campagna dedicata a San
Pietro pescatore. Non è possibile stabilire una datazione certa
della cappella, per quanto da qualche parte risulti che nel 1089 i monaci
Vittorini si occuparono dell’edificazione o della ristrutturazione
di una chiesa dedicata al Santo proprio in questa località. Restaurata
in seguito all’incendio doloso del 1921, attualmente si presenta
con la volta a botte e senza arredi di particolare pregio. Nella sua
semplicità è rimasta l’unica testimonianza dell’antica
e ormai scomparsa villa di Leni, un villaggio di agricoltori lungo le
sponde del Rio Leni. Il villaggio Leni nasce con molta probabilità
nel periodo della dominazione romana. La villa, che nei primi anni del
1300 contava almeno 1.000 abitanti, sorgeva intorno alla chiesetta dedicata
a San Pietro. Lasciata la chiesa, dopo due chilometri entriamo a Villacidro.
Percorrendo via Nazionale svoltiamo a sinistra al distributore Agip
e saliamo lungo via Repubblica. Parcheggiata l’auto in piazza
Dessì siamo già davanti al simbolo del paese, il Lavatoio
pubblico. Edificato in stile Liberty nel 1893, fu realizzato per offrire
alla donne la possibilità di lavare i panni al riparo dalle intemperie.
In seguito divenne anche luogo di aggregazione sociale. Col Lavatoio
fu edificato anche il Mattatoio comunale (demolito agli inizi degli
anni Sessanta) e fu sistemato lo spazio antistante le due costruzioni
e il torrente della Fluminera, chiuso da una cinta muraria intercalata
da eleganti logge. Lasciato alle spalle il Lavatoio ci inoltriamo in
via Gialeto. I cartelli ci aiutano a orientarci fino a via Roma, dove
alla nostra sinistra troviamo Casa Dessì. Qui lo scrittore Giuseppe
Dessì (Cagliari 1909 - Roma 1977) trascorse l’adolescenza.
L’edificio conserva alcuni elementi tipici delle abitazioni contadine
campidanesi, soprattutto nelle strutture esterne. Attualmente ospita
la “Fondazione Giuseppe Dessì”, istituzione nata
nel 1989 con lo scopo di far conoscere il messaggio umano e culturale
dello scrittore e valorizzare e promuovere la sua opera letteraria.
Continuando a camminare in via Roma dopo Casa Dessì, poco più
avanti sulla destra troviamo Casa Todde, fatta costruire da Giuseppe
Todde, stimato economista e professore universitario nato nel 1829 e
morto nel 1897. In questa casa nel 1882 il professore ospitò
il giovane Gabriele D’Annunzio, che con gli amici Edoardo Scarfoglio
e Cesare Pascarella visitò Villacidro durante un suo viaggio
in Sardegna. Fu in quell’occasione che D’Annunzio scrisse
i versi che resero celebre la cascata de Sa Spendula. Casa Todde ha
una struttura diversa dall’architettura tipica locale, lo stesso
Scarfoglio la paragona a una villetta toscana. Alcune modifiche nel
corso degli anni ne hanno mutato l’aspetto originario, ma senza
comprometterne originalità ed eleganza. Pochi metri più
avanti, sulla sinistra, c’è Sa Potecarìa, che in
lingua sarda è la farmacia: oggi è un piccolo museo nato
dalla passione del farmacista Ignazio Fanni. Il nucleo originario, allestito
nei locali attigui all’attuale farmacia, proviene dall’antica
potecarìa dei Mancosu, acquistata nel 1928 dai Fanni. Oltre a
conservare le vecchie attrezzature della farmacia di famiglia, il dott.
Fanni ne ha accresciuto il tesoro con pezzi provenienti da diverse parti
del mondo. Piccolo, ma di grande interesse culturale, il museo racconta
- con una bella collezione di libri, apparecchi e oggetti vari - qual
era l’attività del farmacista prima dell’avvento
dell’industria moderna. Una sezione è poi dedicata ai farmaci
utilizzati dall’esercito americano di stanza in Sardegna durante
la seconda guerra mondiale. Proseguendo oltre il farmamuseo ci ritroviamo
in piazza Frontera. Un’imponente scalinata ci conduce in piazza
Municipio dove, oltre al monumento ai Caduti, dal 1874 si trova il palazzo
municipale. Prima c’erano una chiesa dedicata all’Annunziata
e un convento dei Padri Mercedari. Giunti a Villacidro intorno al 1650
vi rimasero fino al 1858, quando - in forza del Regio Decreto del 1854
che imponeva la riduzione della presenza degli ordini religiosi e talvolta
anche la confisca dei beni - dovettero lasciare la loro sede. Attorno
alla loro cacciata aleggia una leggenda inquietante su cui vi invitiamo
a informarvi chiedendo alla gente in paese. Acquisita dal Comune nel
1862, l’area fu utilizzata per l’edificazione del municipio
e dei caseggiati scolastici. Per lungo tempo l’ex convento ospitò
anche la Regia Caserma dei Carabinieri, la Pretura e altri uffici pubblici.
Durante dei lavori davanti al Municipio fu scoperta una necropoli dell’età
romano-imperiale con numerose tombe e relativi corredi funebri. Dall’alto
della piazza si gode una suggestiva vista del centro storico e delle
montagne che lo circondano; da qui raggiungiamo facilmente la Pineta
del Carmine aggirando il palazzo comunale: ci inoltriamo in via Municipio,
prendiamo via Gennargentu, giriamo a destra salendo in via Carmine fino
a una gradinata che ci porta a destinazione. Ora riprendiamo fiato.
Questa magnifica pineta circonda la parte alta del paese e ricopre per
intero i versanti dei monti Omo e Cuccureddu. Nel 1888 l’amministrazione
comunale decise di restituire alle montagne l’antico splendore
e di proteggere la cittadina dagli scompensi climatici causati dal disboscamento:
furono impiantati 500 pini che in pochi anni diventarono 130.000, facendo
riacquistare alla zona la sua originaria bellezza e la salubrità
dell’aria. Immersa nel verde della pineta che sovrasta il centro
abitato c’è la Chiesa del Carmine, edificata nel XVII secolo.
È una delle mète più suggestive della cittadina
per la bellezza del panorama. La chiesetta si anima soprattutto d’estate,
in occasione dei festeggiamenti che dal 16 al 30 luglio si celebrano
in onore della Vergine del Carmelo. Durante questo periodo centinaia
di pellegrini si recano giornalmente alla cappella per rendere onore
al simulacro della Madonna, per pregare e respirare il venticello fresco
che secondo una leggenda non si placa mai durante tutto il periodo della
festa. La discesa è possibile ripercorrendo gli stessi vicoli
che ci hanno portato su oppure, se abbiamo voglia di camminare e di
respirare aria buona, proseguiamo lungo la strada che scende a sinistra
della chiesa. La strada diviene sterrata e porta al Parco di Castangias.
L’area che accoglie il parco ospitava un bellissimo bosco di ciliegi,
noci e soprattutto castagni che danno il nome alla località.
La ricchezza idrica ha sempre caratterizzato questi luoghi, così
tra il 1928 e il 1932 fu realizzato l’acquedotto che raccoglieva
le acque di numerose sorgenti per distribuirle nel paese. In seguito
i castagni morirono colpiti da una malattia incurabile e negli anni
70 anche l’acquedotto cessò di funzionare. L’area
perse la sua vitalità e pian piano fu quasi abbandonata. Da questo
parco, attualmente recuperato e restituito alla bellezza del passato,
si può arrivare all’altopiano di Coxinas e con brevi passeggiate
si possono raggiungere punti panoramici spettacolari. Dopo il parco
proseguiamo sempre sulla stessa strada attraversando il rione Castangias,
poi dritti in via Tuveri fino alla parrocchiale di Santa Barbara. Questa,
con la chiesa delle Anime Purganti e l’oratorio di Nostra Signora
del Rosario, forma la triade di chiese che si affacciano nella piazza
principale del paese ed è la più antica di Villacidro
(sec. XIII). Edificata in stile gotico-aragonese su un precedente impianto
romanico, ha subìto nel tempo vari interventi di ristrutturazione.
Oggi presenta una navata centrale con volta a botte e cappelle laterali
intercomunicanti. Di particolare interesse è il settecentesco
organo a canne, recentemente restaurato. L’impianto della chiesa
delle Anime Purganti risale al XVII secolo ed è di stile tipicamente
spagnolo. È costituito da una navata con volta a botte e da archi
a tutto sesto. La facciata esterna è arricchita dalla presenza
di un merlo e di un campaniletto. All’interno, il presbiterio
conserva l’unico esempio di altare ligneo del XVII secolo salvatosi
dall’incuria e dal tempo. L’oratorio di Nostra Signora del
Rosario fu edificato con ogni probabilità agli inizi del Seicento,
quando si costituì l’omonima confraternita. Il suo aspetto
attuale, invece, risponde ai barocchismi della metà del XVIII
secolo. Il loggiato antistante la chiesa e la sua copertura a capriate
è stato ricostruito in seguito al crollo causato dalla nevicata
del 1956. Al suo interno sono conservati tre affreschi: il primo è
un medaglione con l’effigie di papa Pio V; gli altri due raffigurano
Santa Caterina da Siena e San Domenico. Attualmente la chiesa ospita
il Museo d’arte e arredi sacri, istituito nel 1998, che costituisce
uno dei pochi esempi di esposizioni permanenti di questo genere in tutta
la Sardegna: accoglie manufatti e suppellettili appartenuti alla Confraternita
del Rosario, ma anche opere di pregio artistico di rilievo provenienti
dalla parrocchiale di Santa Barbara e dall’Oratorio delle Anime.
Gli oggetti più antichi risalgono al XVI secolo. Tra le opere
lignee vanno ricordate il crocefisso di Santa Barbara e la statua della
Vergine del Rosario attribuita a Giuseppe Antonio Lonis, celebre artista
sardo del Settecento. Adiacente a piazza Santa Barbara, a sinistra uscendo
dalla parrocchiale, troviamo piazza Zampillo o piazza XX Settembre.
È il cuore del paese: vi confluiscono tutte le strade che scendono
dai quartieri alti come i settori di un anfiteatro. Per i villacidresi
è sempre stata la piazza dei giochi, delle chiacchiere e del
passeggio, ma un tempo era anche luogo di commerci e affari. Per tutto
l’Ottocento fu chiamata piazza Cadoni per le costruzioni appartenenti
all’omonima famiglia. Nel 1893 fu dotata di una fontana con zampillo,
così presero a chiamarla Piazza Zampillo. Nel 1954 lo zampillo
fu parzialmente smantellato per far posto a un statua intitolata a Maria
Immacolata. Sulla piazza si affacciano i locali dell’ex Montegranatico,
edificio storico risalente alla seconda metà del XVIII secolo,
che dal 2003 ospita il Museo civico archeologico Villa Leni. Questo
spazio espositivo raccoglie numerosi e originali reperti che testimoniano
l’intensa frequentazione umana del territorio di Villacidro e
dei paesi limitrofi. Dal territorio di Villacidro provengono numerosi
reperti risalenti a un arco di tempo molto vasto che va dal Neolitico
Recente alla dominazione feniciopunica (IX-III sec. a.C.) e alla successiva
età romana. A destra del Montegranatico c’è la casa
signorile della famiglia Cogotti, prossima a ospitare il “Caffè
letterario” del Parco Culturale Dessì. Sempre nei pressi
del Centro storico, attiguo al Lavatoio troviamo l’ex Mulino Cadoni
in funzione sino ai primi anni ‘60. La struttura è ora
restaurata e a breve ospiterà il “Museo di Paese d’Ombre”,
riproponendo le ambientazioni più significative dell’opera
principale di Dessì. Salutiamo sorridenti l’ex mulino e
puntiamo dritti per piazza Seddanus e le cascate di Sa Spendula. Per
farlo abbiamo due possibilità: andarci a piedi (camminata semplice
ma abbastanza lunga) oppure in auto, recuperandola dove l’avevamo
lasciata ossia al Lavatoio in piazza Dessì. Abbiamo deciso di
prendere la macchina? Bene. Andiamo a sinistra della rotatoria costeggiando
il Parco comunale e proseguiamo lungo la salita di via Giovanni XXIII,
in cima giriamo a destra e imbocchiamo via Vittorio Emanuele da dove
saliamo fino al belvedere di Seddanus. Situata all’estrema periferia
nord del paese, questa splendida terrazza panoramica naturale è
uno dei luoghi più belli e amati della cittadina. Da qui si gode
un’ampia prospettiva dell’intero Campidano e, soprattutto
al tramonto, un suggestivo spettacolo di luci con tutti i paesi che
brillano nella pianura, da Cagliari fin quasi a Oristano. La piazzetta
ospita due croci. Una risale agli anni 50; l’altra, recentemente
ripristinata, riproduce fedelmente la vecchia croce di Seddanus impiantata
nel 1927 e ha un significato particolare nella configurazione originaria
di Villacidro: si dice che il paese sia stato edificato lungo le linee
immaginarie di una croce, i cui assi sono costituiti dai suoi quattro
rioni più antichi (Castangias, Lacuneddas, Seddanus, Frontera)
e il cui centro è rappresentato dalla piazza della chiesa principale.
Da piazza Seddanus è impossibile commettere errori (sia materiali,
sia morali) e senza alcuna difficoltà giungiamo, proseguendo
nella strada principale, alla cascata Sa Spendula. In tutto il territorio
è la cascata per eccellenza, il monumento naturale che più
caratterizza Villacidro, è un maestoso salto del Rio Coxinas
che ha le sorgenti nell’altopiano omonimo, a circa 700 metri sul
livello del mare. Il torrente strapiomba con tre salti, l’ultimo
dei quali - di circa 30 metri - è proprio Sa Spendula. Per raggiungere
alcune località esterne al centro abitato dobbiamo tornare in
via Nazionale, per cui dal piazzale di Sa Spendula proseguiamo lungo
l’unica strada possibile e dopo 150 metri, all’incrocio,
giriamo a destra in via Gonnosfanàdiga e la percorriamo fino
al paese. Al semaforo andiamo dritti per via Nazionale finché
la strada non si allarga diventando crocevia: qui le indicazioni per
San Sisinnio, Monti Mannu e Villascema sono chiare. Svoltiamo a destra
e proseguiamo verso la montagna fino a una biforcazione, alla sinistra
della quale dopo circa 8 km di strada agevole raggiungiamo San Sisinnio.
Il parco di San Sisinnio è uno spettacolo naturale di grandiosa
bellezza. I bellissimi alberi che circondano la chiesa campestre sono
la più importante aggregazione di grandi olivastri della Sardegna.
Con le loro forme esasperate offrono un prodigioso scenario alle leggende
tramandate da secoli su San Sisinnio, che stermina le terribili streghe
vaganti nel territorio. E pare quasi di vederle imprigionate tra questi
tronchi millenari contorti, mostruose e terribili, strette nelle radici,
nell’immenso ma vano sforzo di divincolarsi, liberarsi e fuggire
via... Circondata dagli olivastri c’è la chiesa campestre
di San Sisinnio (foto box) edificata nei secoli XI e XII prima dello
Scisma d’Oriente. I numerosi reperti archeologici di età
nuragica e romana rinvenuti nei dintorni testimoniano che il sito fu
un luogo magico e particolarmente adatto alle celebrazioni religiose
fin dai tempi più antichi. L’attuale impianto si fa risalire
al 600, ma nei secoli la chiesa subì alcuni interventi di ristrutturazione,
tra cui uno nel 1922 in seguito a un incendio doloso. Al suo interno
si può vedere un quadro raffigurante il santo circondato da streghe
legate fra loro, alcune in preda a un vento impetuoso e altre in mezzo
al fuoco. Dietro le leggende c’è sempre un fondo di verità,
non per nulla all’entrata delle case i villacidresi mettono ancora
l’immagine di San Sisinnio per scongiurare il pericolo delle streghe.
Ora torniamo indietro. All’incrocio giriamo a sinistra in direzione
Monti Mannu e riprendiamo a salire, proseguiamo dritti e andiamo verso
il lago artificiale sul Rio Leni. Percorrendo la strada lungo il perimetro
del lago troviamo un incrocio a destra che indica la vallata di Villascema,
rinomata per i ciliegi che ancora vengono coltivati nella parte più
alta. Un tempo occupavano tutta l’area che oggi ospita l’invaso
della diga costruita nel 1975. Villascema ha mantenuto intatta la sua
bellezza e rimane uno dei parchi più belli dell’intero
territorio, con una vasta zona attrezzata per i picnic, ombreggiata
da un bellissimo bosco di lecci, con la sorgente d’acqua perenne
e i giardini di ciliegi che in ogni stagione meravigliano il visitatore
con il loro spettacolo di colori. A monte, lungo il fiume che attraversa
la valle e alimenta Rio Leni e il lago, percorrendo sentieri di trekking
è possibile ammirare maestosi esemplari di carrubo e raggiungere
le cascate del massiccio del Monte Linas. A Villascema si trova la piccola
chiesa di San Giuseppe. La sua edificazione, dedicata al patrono dei
falegnami, avvenne per volontà di un signorotto spagnolo, Lucifero
Piras, che la fece costruire nel 1744 all’interno di una sua proprietà.
La cappella passò in eredità di generazione in generazione
a condizione che venisse aperta al culto in occasione della festa del
Santo, celebrata solennemente la domenica di Pentecoste, e tale impegno
é ancor oggi onorato ogni anno. Altra possibilità: anziché
girare a destra per Villascema possiamo proseguire per pochi metri fino
a un secondo incrocio, le cui indicazioni per Monti Mannu ci conducono
a una strada non asfaltata. Il parco di Monti Mannu è rinomato
per le sue ricchezze ambientali e tra i suoi anfratti nasce il Rio Leni,
con le numerose sorgenti naturali in mezzo ai boschi. Da questa località
è possibile, attraverso vari percorsi di trekking, raggiungere
le più suggestive cascate della Sardegna e le più alte
cime del Linas, ammirare rare specie vegetali e animali, vivere giornate
in piena armonia con la natura. Lungo la strada per Monti Mannu si incontra,
sulle sponde del lago, la bella pineta di Campus de Monti e, più
su, è possibile visitare il sito minerario di Canale Serci.